Reclamo verso SDA (Società Disservizi Assicurati)
Allego un formale (e virtuale) reclamo indirizzato all’ufficio legale della SDA.
Questa società, il cui acron imo va letto Società Disservizi Assicurati, sta superando ogni limite dell’ arroganza storica ereditata dalla sua capo gruppo “Poste Italiane“.
Chiunque abbia intenzione di servirsi della SDA deve sapere che la semplice consegna ad essa di un pacco per un recapito implica l’assoggettarsi a illeggibili “Condizioni Generali di Trasporto” (CGT) che vincolano l’utente-pagante senza che la SDA assuma alcun obbligo nei confronti dell’utente stesso salvo quello di rimborsare 12 000 lire (non sono stati capaci neppure, in sette anni, di aggiornare questa cifra in euro) per ogni chilo di pacco smarrito con clausole restrittiive tanto complicate che il ridicolo rimborso diventa poi una chimera.
L’articolo 12 delle CGT dichiara che SDA non trasporta tutta una serie di oggetti tra cui i “prodotti alimentari” ma di ciò non dà avviso esplicito ai suoi clienti ed accetta pacchi con lettere di vettura in cui viene omessa, deliberatamente, la descrizione del contenuto riservandosi, evidentemente, di verificarlo “a posteriori” in caso di reclami.
La situazione è grottesca. Qualsiasi reclamo implica la descrizione del contenuto ma se si accerta, a posteriori, che il pacco contiene “prodotti alimentari” il reclamo non può essere accolto per inadempienza contrattuale da parte dell’utente, mentre SDA può addirittura chiedere un indennizzo per danni subiti dal fatto che l’utente non ha rispettato i limiti contrattuali.
D’altra parte, se SDA desse adeguato risalto al fatto che non accetta il trasporto di prodotti alimentari e non accettasse lettere di vettura senza una descrizione veritiera del contenuto perderebbe il 90 % delle spedizioni da privati di fine d’anno e forse il 50 % delle spedizioni da privati in tempo normale.
Altro che rompere le scatole, quando si chiede un’informazione al telefono, con il trasporto degli abiti appesi.
Ritengo che sia doveroso informare gli italiani del rischio che corrono consegnando un oggetto alla SDA.
Sarebbe anche opportuno che fosse intrapresa una “Class Action” per il pagamento dei danni, anche morali, causati dal disservizio SDA. Penso che se aderisse alla Class Action solo il dieci per cento delle vittime SDA e se venisse pagato solo il dieci per cento dei danni da essi subiti, Poste Italiane e compagnia bella andrebbero in fallimento.
Il problema dovrebbe poi interessare l’antitrust e non si capisce come questo carrozzone di Poste Italiane che non riesce a consegnare lettere e pacchi pretenda di allargarsi ai servizi finanziari ed ai telefonini unendosi alla già pletorica schiera dei succhiatori istituzionali di mammelle.
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